Qualcosa che riguarda il futuro, spesso un futuro scomodo, da affrontare solo quando diventa inevitabile. Oggi non è più così.
Le recenti modifiche normative in materia di successioni e donazioni, unite all’evoluzione della giurisprudenza e alla crescente complessità delle famiglie, rendono la pianificazione successoria una necessità attuale, non una scelta.
Non solo per chi possiede grandi patrimoni, ma per chiunque voglia evitare conflitti, tutelare i soggetti più fragili e dare certezza alle proprie volontà.
A partire dal 2025, la disciplina fiscale delle successioni e delle donazioni è stata oggetto di un intervento organico che ha inciso su un punto cruciale: il momento e le modalità di imposizione, soprattutto in relazione agli strumenti di pianificazione patrimoniale (come trust e vincoli di destinazione).
Il messaggio del legislatore è chiaro: la pianificazione è legittima, ma deve essere trasparente, coerente e consapevole.
Questo ha due effetti immediati: rende ancora più importante scegliere correttamente lo strumento giuridico; espone a rischi concreti chi utilizza soluzioni “standard” senza una reale analisi della situazione familiare.
Nella pratica professionale, il conflitto successorio non nasce solo a causa del valore dei beni.
Spesso ha origine da rapporti familiari complessi: famiglie ricostituite, figli di precedenti unioni, convivenze, fragilità personali o patrimoniali.
Il diritto successorio italiano continua a fondarsi su un equilibrio delicato: da un lato, la libertà di disporre dei propri beni; dall’altro, la tutela dei legittimari, che non può essere aggirata.
Quando questo equilibrio non viene rispettato – o peggio, viene ignorato – la successione diventa terreno di contenzioso, spesso lungo e doloroso.
Il testamento resta uno strumento centrale, ma non è una soluzione universale.
In molti casi non tutela adeguatamente un coniuge o un partner superstite; non protegge un figlio fragile o non autosufficiente; non previene conflitti tra eredi con interessi divergenti; non consente una gestione vincolata del patrimonio.
In queste situazioni, è necessario affiancare o sostituire il testamento con strumenti più articolati, come: trust; vincoli di destinazione; coordinamento con l’amministrazione di sostegno.
Uno degli ambiti in cui la pianificazione successoria assume un valore etico, oltre che giuridico, è la tutela delle persone fragili.
Affidarsi solo alla successione “legale” o a un testamento generico significa spesso lasciare decisioni fondamentali a terzi; esporre il patrimonio a una gestione inefficiente; creare conflitti tra chi dovrebbe invece collaborare.
Una pianificazione consapevole consente invece di garantire continuità di protezione; coordinare strumenti civili e fiscali; rispettare la volontà della persona, anche quando non potrà più esprimerla.
Pianificare una successione oggi significa ridurre il rischio di contenzioso; dare certezza giuridica alle proprie scelte; proteggere i legami familiari, non solo i beni; adattarsi a un quadro normativo più rigoroso.
Non è una scelta di sfiducia verso i propri cari. È, al contrario, una forma di responsabilità.
La successione non è solo il “passaggio dei beni”. È il momento in cui diritto, relazioni e valori personali si incontrano. Affrontarla per tempo, con strumenti adeguati e una visione complessiva, significa prendersi cura del futuro, anche quando non saremo più noi a gestirlo.
Camilla Cozzi

